Strade Diffuse

Il 27 febbraio presso lo Studio Cromosoma si è tenuto il primo laboratorio di arteterapia, riservato agli adulti, parte del progetto framMenti nell’arte. Un’esperienza intensa e condivisa che oggi vi raccontiamo attraverso le parole di una dei soci di Strade Diffuse, che ci accompagna e ci sostiene fin dal primo giorno delle nostre attività, con quell’incredibile affetto che la nostra rete di persone e relazioni ha saputo coltivare e condividere. Sarà la voce pacata ed emozionata di Alessia ad accompagnarvi in questo breve viaggio nell’arteterapia, saranno i suoi occhi incuriositi a raccogliere i particolari di una giornata densa di stimoli e sensazioni profonde, sarà il suo punto di vista, che diventa nostro, diventa degli altri, diventa un terreno condiviso dove l’arte costruisce strade e percorsi diffusi che ciascuno di noi può percorrere, dove trovare e ritrovarsi, ciascuno nei propri colori.

“Quando mi è stato chiesto di partecipare al laboratorio di arteterapia sapevo sarebbe stata un’esperienza unica, ma sapevo anche sarebbe stata difficile: avrei dovuto mettermi in gioco e raccontarmi in prima persona davanti a sconosciuti, cosa non facile per me che sono estremamente timida e riservata. Panico, agitazione, emozioni intense che iniziano a definirsi appena metto piede nello Studio Cromosoma, dove veniamo accolti da Francesco Esposito e Felicita Fiorini, rispettivamente fotografo e artista iperrealista, insieme Mixed Minds Art, che si occupano di documentare tutto il progetto framMenti nell’arte e di raccontarlo poi attraverso la fotografia e le arti visive, nell’esposizione finale di luglio presso l’Acquario Romano.

Dopo l’arrivo di tutti e dieci i partecipanti e una colazione rigenerante offerta dalla pasticceria Nonna Nani di Francesca Ponzo veniamo invitati a sederci dalla dott.ssa Scilla Esposito, psicologa e arteterapeuta, presidente dell’associazione e conduttrice del laboratorio. L’attività inizia con la spiegazione di cosa avremmo fatto durante la giornata, del senso del laboratorio, poi l’invito a presentarci, rivolto a tutti i partecipanti. Seduti in cerchio, pian piano iniziamo a conoscere i nostri rispettivi nomi, iniziamo a farci un’idea di chi vivrà con noi l’esperienza dell’arteterapia. Poi, a bruciapelo, Scilla ci chiede “Come vi sentite?” Tante erano le emozioni che iniziavano a delinearsi, in una sola parola ciascuno: stanco, felice, curioso. Agitata. Ecco, io mi sentivo agitata! Scilla sembra cogliere le sfumature di ciascuno di noi, ci tranquillizza dicendoci che a fine giornata saremmo stati bene. Mi fido, anche se ancora non riesco a capire come sarà possibile passare da questo stato di agitazione alla calma più rilassante. Iniziamo il laboratorio, veniamo invitati a chiudere gli occhi ed ascoltare un estratto de “AUT-AUT” di Kierkeegaard. Mentre la voce di Scilla ci accompagna attraverso la lettura, capisco che ha toccato il punto giusto: la mente inizia ad elaborare eventi, la mente corre nel passato, più di quanto consapevolmente vorrei. Non riesco ad oppormi a questo flusso, devo lasciare che semplicemente accada. La lettura procede, si parla di scelte. Scelte che “devi” prendere, scelte non sempre piacevoli: né da prendere né da consigliare. E ancora la mente ripercorre velocemente tutte le “tue” scelte, le mie scelte, quelle belle, quelle difficili, quelle paurose… La lettura finisce e veniamo invitati a prendere ciascuno una tela bianca e disegnare ciò che abbiamo provato durante la lettura: dieci partecipanti, dieci tele, ogni materiale possibile. Iniziamo ad elaborare ognuno la propria tela, ma il tempo a nostra disposizione è limitato, molto limitato: altri cinque minuti soltanto. Non tutti apprezzano questa limitazione di tempo, forse presi nel proprio flusso di pensieri da cui è difficile venir fuori, eppure poco dopo ci ritroviamo di nuovo seduti uno accanto all’altro, ognuno con la propria tela di fronte. “Raccontate la vostra tela!” il momento da me temuto è arrivato. Ascolto le parole degli altri, ognuno ha interpretato il brano di Kierkegaard in maniera personale, ognuno ha raccontato come affronta le scelte e cosa ha recepito dall’estratto letto poco prima. Scelte difficili, scelte obbligate, scelte sbagliate, scelte paurose: diverse, eppure scelte.

“Come vi sentite?” ancora una volta ci viene chiesto di guardarci dentro e aprirci agli altri. Anche stavolta arrivano risposte molto varie, condensate in singole parole: bene, contento, soddisfatta. Agitata! Sono ancora agitata più di prima! Adesso ci viene chiesto di rilassarci, di metterci comodi, di chiudere gli occhi, rilassare le punte dei piedi, poi i piedi tutti, le gambe, lo stomaco, il busto, le braccia, il collo.. la voce di Scilla ci accompagna nel sentire ogni parte del nostro corpo che, lentamente, si rilassa, poi ci chiede di iniziare ad immaginare di essere su una canoa, sotto il sole, rilassati. Stiamo navigando lungo un percorso calmo, circondato da alberi, possiamo sentire il cinguettio degli uccellini mentre il calore del sole invade tutto il nostro corpo. Ma (perché c’è sempre un “ma” in questi momenti!) ecco che in fondo al percorso vediamo dei rovi. La canoa non potrebbe proseguire: ci guardiamo intorno, alziamo gli occhi al cielo, ecco che arrivano le nuvole e dal sole passiamo ad un “possibile” temporale. Abbiamo uno zaino con noi e ci viene chiesto di scegliere una sola cosa che potrebbe aiutarci a superare i rovi e oltrepassare l’ostacolo, andare dall’altra parte del percorso dove ci aspettano una coperta e una bevanda calda. A questo punto abbiamo di fronte a noi, sul pavimento della sala che ci ospita, una nuova tela bianca, una seconda tela su cui disegnare ciò che abbiamo visto e provato poco prima. Stavolta non c’è un tempo incalzante e una scadenza da rispettare e, con tempi diversi di ciascuno, tutte le tele vengono realizzate. Nuovamente Scilla ci invita a raccontare le nostre tele e ci chiede cosa abbiamo provato proprio nel non avere un tempo definito per ultimarle e anche questa volta le risposte lasciano intravedere le rispettive vite di ognuno di noi: scegliere di affrontare i rovi lo abbiamo fatto tutti ma ciascuno di noi ha dato un significato diverso ai rovi, come diverso è stato il modo di superarli. Di nuovo la domanda “Come vi sentite?” Mi stupisco del fatto che adesso mi sento meglio rispetto alla prima tela e rispetto all’inizio della mattinata. Aver affrontato i rovi, aver cioè affrontato le mie paure mi ha reso consapevole di essere diventata forte.

In poco tempo si è fatta l’ora di pranzo e ci prendiamo un po’ di pausa tra noi, scambiandoci impressioni. Arriva molto presto il momento di iniziare l’ultima parte del laboratorio: non so cosa aspettarmi, di sicuro qualcosa di forte. Vedo che è stato messo un enorme foglio di carta sul pavimento e ci viene chiesto di creare un enorme tela che racchiuda quanto appreso e fatto fino a quel momento: dall’ “aut-aut” alla canoa, poi ci vengono dati 2 specchi: l’inconscio e i frammenti. Stavolta dobbiamo collaborare: unire le nostre esperienze, le nostre vite, le nostre sensazioni della giornata in un’unica armoniosa tela. Dobbiamo sapere però che due specchi resteranno per la parte finale quindi, la tela dovrà tenerne conto. Iniziamo a lavorare e scambiarci idee come se ci conoscessimo da molto più tempo e quando finiamo il nostro lavoro arriva una domanda quasi strana: ci viene chiesto di trovare il nostro animale nella tela. Sicuramente ce n’è uno su quella tela e ognuno vedrà il suo. Mi chiedo che assurdità sia questa: non abbiamo disegnato animali, come faremo a vederli? Provo a concentrarmi sulla tela ed ecco che l’animale appare davanti a me, chiarissimo, e ad essere sincera ne trovo anche più di uno. Quando mi viene chiesto di indicarlo, la risposta mi pare davvero semplice, a differenza del mio scetticismo iniziale! Ora dobbiamo prendere la nostra terza tela bianca e disegnare il nostro animale: improvvisamente provo una sensazione di panico! Le prime due tele erano astratte, istintive, stavolta devo realizzare il mio animale e devo quindi saper disegnare un elefante.. prendo i colori, lascio fluire l’immagine attraverso la mano e inizio. Poco dopo ognuno di noi ha finito di disegnare il proprio animale, condividiamo i lavori tra le risate generali e la consapevolezza che non siamo tutti pittori!

A questo veniamo divisi in due gruppi, ognuno dei quali deve far parlare tra loro i rispettivi animali creando una storia da mettere poi in scenda davanti all’altro gruppo. Non è facile creare una sceneggiatura tra animali diversi e persone che non si conoscono, eppure ci riusciamo anche questa volta, suggestionati da questa strana alchimia di emozioni e sensazioni che pian piano si è creata tra noi, durante il laboratorio di arteterapia. La messa in scena delle rispettive sceneggiature alleggerisce tutte le tensioni della giornata tra risate e applausi generali, e arriva l’ultima parte del laboratorio: sempre divisi nei due gruppi, dobbiamo completare l’ultimo pezzo della grande tela iniziata poco prima. Un gruppo si occuperà della parte finale dell’ignoto, l’altro dei frammenti. framMenti che saranno realizzati nel vero senso della parola: uno dei due specchi rimasti viene prima dipinto e poi letteralmente rotto con un martello . La tela viene ultimata da noi e, a questo punto, a completamento dell’intera giornata e del nostro percorso fatto, Scilla ci chiede infine di posizionare la nostra ultima tela realizzata singolarmente – il nostro animale – a piacimento nella tela spiegando come ci sentiamo, dove siamo rispetto alla totalità dell’immensa tela. “Come vi sentite?” Stavolta all’ultima domanda prima dei saluti finali, so esattamente di sentirmi bene!

Mentre scrivo, oggi, e mentre racconto, i colori e le sensazioni riaffiorano nella mia mente: credo che un laboratorio di arteterapia debba essere fatto da ciascuno di noi, a cadenza fissa. Un laboratorio di arteterapia aiuta a leggere dentro noi stessi. Un laboratorio di arteterapia aiuta a conoscere se stessi. Un laboratorio di arteterapia aiuta a socializzare. Se poi si ha la possibilità di partecipare ad un laboratorio proposto da Strade Diffuse e condotto dalla nostra presidente Scilla Esposito, non si può chiedere di più!”

Si ringraziano Guidi per la Scuola, Detersivi alla Spina Monteverde, Pasticceria Nonna Nani e Fantabosco di Angela Bergami per la generosa offerta di materiali per lo svolgimento del laboratorio. 

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